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Novembre 2015

Le storie sono importanti

Cresciamo a suon di c’era una volta e ci portiamo dietro elementi di grammatica del racconto in tutto quello che facciamo e ricerchiamo

Ho quasi trent’anni e al momento il mio istinto materno è molto lontano dal farsi sentire (molto probabilmente lo farà quando inizierà ad essere tardi, peraltro, ma questo è un altro discorso).
Più che i bambini, a me, hanno sempre fatto una gran tenerezza le persone anziane, i vecchi (perché questo sono). La lentezza dei gesti, tutte quelle grinze, tutti quei modi di dire così lontani da noi. Pezzi di storia che sprizzano fuori da quegli occhi profondi, brillanti per quel guizzo di vita che ancora vi alberga o stanchi e un po’ assenti per la troppa strada fatta. Quante storie da raccontare.
Ed è proprio questo che vorrei chiedere ad ogni vecchio che incontro: siedi, prendiamo un caffè, un ponce o una spuma bionda, e raccontami. Comincia dall’inizio, io ti ascolto.
Le storie fanno parte di noi, da sempre. Cresciamo a suon di c’era una volta e ci portiamo dietro elementi di grammatica del racconto in tutto quello che facciamo e ricerchiamo. Un gruppo di studiosi statunitensi, all’inizio degli anni 2000, ha fatto una ricerca sul pensiero narrativo dimostrando come la nostra mente a partire dall’infanzia si fondi su narrazioni. In questo modo impariamo a correlare eventi come cause ed effetti e a fare di uno stato interiore il motore di un fatto esternoE tutto ciò è estremamente affascinante. All’estero c’è molta consapevolezza in ambito neuronarratologico ma ultimamente anche in Italia ci stiamo pian piano accorgendo che lo Storytelling non è una brutta parola che non sappiamo tradurre ma è qualcosa di parecchio fico che possiamo sfruttare nei contesti più disparati.
In un’intervista recente Daniele OrzatiStorytelling Designer di Storyfactory, fa riferimento proprio alla forma basilare di una fiaba “c’era una volta… ma purtroppo… per fortuna… alla fine…” per raccontare in maniera tanto semplice quanto immediata come funziona lo Storytelling e come questo possa essere applicato in maniera molto efficace alla narrazione d’impresa. 
 
#disclaimer: fare Storytelling non vuol dire semplicemente raccontare storie a qualcuno ma studiare strategicamente il funzionamento dei racconti e progettarli in funzione della loro efficacia; è un processo articolato che richiede delle competenze di base e che quindi non può essere improvvisato.
Ma perché un’azienda dovrebbe essere interessata a raccontarsi attraverso i meccanismi del racconto e quindi fare Corporate Storytelling?
Perché se è vero come è vero che nel mare magnum di Internet content is the king, lo Storytelling lo è in termini di racconto d’impresa. E’ la nuova frontiera da esplorare e in cui primeggiare per ottenere un vantaggio strategico sia in termini culturali ma anche in termini di efficacia dell’azienda. Oggi più che mai è importante che le aziende mettano in campo i valori che le guidano ed è bene che lo facciano in maniera onesta (pena il compromettersi irrimediabilmente di fronte a chi li ascolta) e lo Storytelling è il grimaldello che permette di coinvolgere profondamente e irrimediabilmente i pubblici di riferimento.
Lo Storytelling è la chiave per un engagement forte e di successo.
Una storia raccontata bene (e attenzione, non una bella storia) ci permette di coinvolgere chi ci ascolta e di tenerlo incollato alle nostre parole esattamente come farebbe di fronte a un buon film. La narrazione deve essere convincente, altamente rappresentativa e decisamente motivante.
Per poterlo fare servono competenze, non ci si può improvvisare Storyteller Specialist ma si può imparare.

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