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Maggio 2016

Intervistando gli uomini di mare: storie di vecchi lupi di regata

Il filo conduttore tra i progetti “salati” è il profondo legame che unisce i protagonisti di queste interviste al mare

Quando mi hanno chiesto di scrivere di regate mi sono subito immaginato un ambiente elitario, un mondo di privilegiati che per scampare alla noia si trastullano con un giocattolino da qualche centinaio di migliaia di euro. Ma si sa, peggio di un giudizio affrettato c’è solo un pregiudizio. In realtà, intervistare i vecchi lupi di regata si sta rivelando un’esperienza molto interessante. In men che non si dica, mi sono ritrovato ad aspettare con ansia la settimana seguente per andare a trovare il velista di turno e sentire cosa ha da raccontarmi.

Regata degli Isolotti, Gavitello d’Argento, Trofeo San Iacopo: se c’è un filo conduttore tra i progetti “salati” ai quali sto lavorando è il profondo legame che unisce i protagonisti di queste interviste al mare. Non serve stabilire una scaletta precisa, gli uomini di mare vanno avanti da soli e la chiacchierata prosegue per conto suo. Questo perché in ballo c’è la passione. Niente di più lontano dal mio antipatico pregiudizio.

A farmi ricredere è bastato il primo dei tanti colloqui che in questi mesi ho avuto con armatori e velisti di grande esperienza. “Se scrivi di regate, vai a parlare con Ugo Bianchi” mi sono sentito dire quando ho chiesto consiglio ad amici più ferrati in materia. Senza farmelo ripetere due volte mi presento a casa sua, scaletta in una mano e registratore nell’altra. Se il registratore mi sarà utilissimo, non posso dire lo stesso per la scaletta. Ugo comincia a parlare ed è difficile tenerlo a freno: come se niente fosse mi racconta di suo padre che ha insegnato ad andar per mare ad un’intera generazione di pisani e che tra il 1987 e il 1989 ha coronato il sogno di una vita, fare il giro del mondo a bordo della mitica Miranda VI.

Il progetto Regata degli Isolotti mi ha portato anche in cima al molo del porto di Marina di Pisa, per intervistare il Nostromo Piero Benetti. Mentre ci godiamo il sole di una mattina di inizio primavera, con un occhio alle barche che pigramente escono approfittando del bel tempo, Piero mi racconta la sua esperienza di uomo di mare. Come tanti suoi coetanei è cresciuto con le competizioni di altura e media-altura, di gran lunga le sue preferite, perché “si ha veramente a che fare con il mare. Si prende tutto quello che viene, la bonaccia come la burrasca. Si viaggia di notte, bisogna fare i turni, organizzarsi per mangiare. Si tratta, insomma, di navigare”.

La settimana successiva sul mio taccuino era segnato un altro nome: Giovanni Lombardi. Il professore mi dà appuntamento dentro alla galleria del vento del dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Pisa, dove insegna Aerodinamica. Difficile riassumere l’esperienza di “Nanni” in poche parole (ci ho provato qui), facile restare ad ascoltarlo a bocca aperta mentre ti spiega che ha fatto parte del team della serie Azzurra, di +39 nella Coppa America 2007 e che oggi è direttore tecnico di GrennComm Challenge.

Mi piace citare un ultimo colloquio, questa volta telefonico. Sono le 19.40 di un martedì sera quando vedo sul telefono che squilla il nome di Filippo Calandriello. Al ds dello Yacht Club Punta Ala e anima della regata Gavitello d’Argento avevo chiesto un’intervista sulla figura di suo padre, storico presidente del Club al quale è intitolato il Trofeo Challenge Bruno Calandriello. Filippo è molto disponibile, le chiacchiere fanno volare il tempo, e quando gli chiedo se ha un momento insieme a suo padre che ricorda con piacere butta lì una risposta che mi fa venire la pelle d’oca.

Insomma, credo risulti abbastanza chiaro: raccontare le regate mi piace un sacco. La sfida è quella di riuscire a trasmettere la miscela di passione, desiderio di avventura e voglia di mettersi costantemente alla prova che anima i protagonisti del mio racconto. Restate sintonizzati, ne vedrete delle belle!

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